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Editoriali

Beyond the Desk – Alla scoperta del mondo dei Caster con Rampage in the Box e Sarengo

Introduzione

Quando si parla di eSports, la prima cosa che ci viene in mente è quella di due o più player che si sfidano ad un videogioco. Spesso però non consideriamo una figura fondamentale all’interno di quel contesto, il Caster (ovvero il commentatore). Il suo è un ruolo fondamentale all’interno di un qualsiasi torneo che viene trasmesso in diretta streaming o in lan. Ha un lavoro molto complesso, visto che devono sempre più spesso riuscire a conciliare nozioni più tecniche all’intrattenimento. Devono riuscire a far appassionare gli utenti che stanno guardando quella live, tenendoli incollati allo schermo. Hanno indubbiamente un compito difficile, visto che per quanto si possa conoscere il gioco in questione, servono tantissimi fattori per diventare un buon caster.

Paul “ReDeYe” Chaloner – eSports Host

In questo articolo ho approfondito l’argomento grazie all’aiuto dei migliori caster italiani in circolazione, visto che sono i più conosciuti e bravi al momento. La maggior parte di loro tratta League of Legends e Call Of Duty, ma hanno le capacità e l’abilità di poter castare anche altri giochi.

In Italia questo argomento è sempre meno trattato, perché come andremo a scoprire nell’articolo, c’e pochissima gente che prende seriamente questo lavoro, nonostante richieda allenamento e pratica, costanza e voglia di migliorarsi. La difficoltà è alta, visto che non serve solo conoscere un gioco per essere un caster, devi riuscire anche a essere preciso, dettagliato, professionale, avere una buona parlata. Sono tantissimi i fattori che quindi vengono richiesti per arrivare ad uno standard.

 Erik “DoA” Lonnquist e Christopher “MonteCristo” Mykles – LoL caster

 

Nel mondo abbiamo visto molte figure riuscire a sfondare e avere migliaia di fan. Vedi i più blasonati caster di League of Legends come Phreak, Quickshot, Montecristo, Jatt, Krepo, DoA, Deficio ecc.

Tipologie di Caster

Le figure più importanti sono lo Shoutcaster (il play-by-play) e il colour caster.

Il primo come dice la parola stessa, segue il game azione per azione, commentando tutto quello che si sta sviluppando in quel momento. Riesce a tenerti incollato con il suo modo di parlare grazie anche all’emozione che riesce a metterci nel trasmetterti quell’azione o quel momento.

Il secondo, ha il ruolo di dare informazioni aggiuntive o commentando, una precisa azione del game.

C’e poi la figura del Host ovvero la persona di spicco di quel particolare evento o torneo, il presentatore quindi. Avrà quindi il ruolo di introdurre le partite, fare interviste ai giocatori dopo le partite e discutere dei momenti chiave con i caster e gli analyst.

Da non sottovalutare anche il fatto che deve avere una forte personalità per interagire con il pubblico. Deve saper intrattenere ed avere ottime abilità nella comunicazione.


Gli Ospiti

 

 

 


Domande

Prima di iniziare, vorrei chiederti, come nasce la tua figura di commentatore di videogiochi? E quando hai realizzato di essere un punto di riferimento per gli appassionati che seguono i tornei ?

Rampage In The Box – La mia figura è nata a fine 2011 circa, quando al termine della stagione di Black Ops 1 ho dovuto smettere di fare il player di COD. Avevo solo 19 anni e non mi andava di abbandonare questo mondo, cosi ho sfruttato la mia passione per le telecronache sportive e ho iniziato a farle per le partite di COD totalmente forfun. Poi col passare del tempo, dopo aver aperto anche il canale youtube, sono diventato un punto di riferimento nella community. Me ne sono reso conto soprattutto per i tanti messaggi che mi arrivavano ogni giorno, per la voglia che ci mettevo nel cercare di aiutare nuovi ragazzi interessati ad entrare in questo mondo.

Sarengo – Ho iniziato a commentare videogiochi nel lontano 2011, a quel tempo c’era un solo team italiano. Siccome io studiavo le patch e i piccoli dettagli del gioco, mi hanno chiesto di far vedere i loro tornei, visto che partecipavano ad un torneo settimanale. Ho iniziato cosi, visto che ero simpatico e conoscevo questi player di alto profilo. Mi sono reso conto di essere diventato importante, quando il pubblico stesso ed altre persone hanno iniziato a chiedere di me.

Tutti e due avete inciso molto nella diffusione dei singoli giochi nel nostro paese, siete soddisfatti di quello che avete portato alla community? Oppure no?

Rampage In The Box – Io sono abbastanza soddisfatto, ma la strada è ancora lunga. Nonostante siano passati 9 anni da quando ho iniziato a seguire COD, credo che il bello debba ancora arrivare!

Sarengo – Proprio riguardo il secondo punto vorrei rispondere di sì. Io credo di essere stato importante per quanto riguarda una parte di quella che è l’esport in italia, ovvero la richiesta del pubblico. Credo di aver formato quello che è stato il gusto e le aspettative che il pubblico chiede, vuole e pretende per gli eventi di esport in italia. Nel momento in cui non ottiene il minimo sindacale, c’è effettivamente lamentela e discontento. Se effettivamente sono riuscito in questa parte, non ci sono riuscito con gli organizzatori, visto che c’è ancora molto lavoro da fare per tutto quello che è la sovrastruttura dell’esport in italia.

Cosa vi ha spinto a diventare Caster e non puntare ad essere un player competitivo ?

Rampage In The Box – Come dicevo prima, ho iniziato come player ed ero anche bravo all’epoca. Però ho iniziato a lavorare presto, subito dopo la scuola,. Quindi non avendo più il tempo di giocare, ho deciso di puntare a diventare un caster proprio per rimanere ancora all’interno del mondo che amavo e amo tutt’ora.

Sarengo – Personalmente non sono voluto diventare un giocatore, perché non mi si addice. Io non sono davvero bravo nei videogiochi, infatti avevo spesso difficoltà a giocare a videogiochi difficili sin da piccolo. Non era quello il motivo per cui giocavo, non giocavo per mettere alla prova me stesso, ma per tutto il resto che i videogiochi possono offrire. Uno sviluppo di una build particolare, un emozione, una storia, un qualsiasi cosa che non sia il battere il tizio davanti a te.

Se doveste spiegare  il vostro ruolo ad un utente che si è appena affacciato a questo mondo, come lo  fareste?

Rampage In The Box – Gli farei il classico esempio del commentatore Sportivo in televisione, con l’aggiunta che però noi dobbiamo interagire con gli spettatori, con i giocatori e rimanere sempre sul pezzo. Visto che per quanto riguarda COD, ne esce uno nuovo ogni anno

Sarengo – Quando devo spiegare a qualcun altro cosa faccio, il metodo più semplice e fare un paragone. Che io commenti o che presenti un determinato evento, il paragone che mi viene più semplice è Piccinini. Nel momento in cui uso un personaggio cosi conosciuto, la connessione è immediata.

Parliamo ora della scena italiana (generale) , quali sono i punti di forza della nostra community e su quali dobbiamo puntare per crescere?

Rampage In The Box – Punti di forza sono sicuramente la voglia di crescere e il talento che molti ragazzi mettono a disposizione per permettere questa crescita. Abbiamo molti professionisti in Italia, a partire dai Caster, giornalisti, presidenti di Multigaming, Organizzatori e Player. Io punterei sull’accrescere le competenze, quindi che ognuno faccia il suo e lo faccia bene. Non occorre mischiare i ruoli, un organizzatore faccia il suo lavoro bene, cosi come una Multigaming pensi a coltivare i suoi team e giocatori nel modo corretto. Poi un po’ di cooperazione non guasterebbe. Prima di iniziare la sana competizione, ci deve pur essere qualcosa per cui competere…

Sarengo – I punti di forza ed i punti deboli sono derivati dal fatto che la nostra scena competitiva è relativamente giovane. Non c’e una cultura del videogioco in italia, quindi se da una parte possiamo formarli e farli crescere come vogliamo (e dobbiamo farlo), secondo delle direttive che riteniamo corrette da questo punto di vista. Dall’altra abbiamo un grosso problema, che è la mancanza di competitività, se non in poche rarrisime occasioni, non c’e serietà, non ci sono tutte quelle caratteristiche per una scena esport più matura.

Quali sono invece i punti deboli? Perché c’e una differenza cosi sostanziale tra i vari giochi che la community supporta?

Rampage In The Box –  Credo che ad alcuni giochi manchino semplicemente le figure di riferimento della Community. Nessuno che si è preso carico del promuovere quel gioco, del far crescere l’interesse per quel titolo. Alcune community sono abbandonate a se stesse, quindi di conseguenza anche il gioco lo è. Servono degli ambasciatori, che siano player, caster, community Manager, questo non è importante. Quello che conta è che abbiano la fiducia della comunità.

Sarengo –  (risposto sopra)

Perché secondo voi alcune community fanno numeri più alti in una lan che in streaming e viceversa?

Rampage In The Box – Dipende tutto da come è stata abituata una community e da quanto hype si riesce a creare intorno ad un evento, online o lan che sia. Per quanto riguarda COD, noi parliamo tutto l’anno degli eventi più importanti, utilizzando social come twitter, Facebook, Instagram. Poi ovviamente si creano contenuti video su Youtube e si trasmettono dirette su twitch, tutto questo crea interesse intorno al titolo e al Campionato in questione. Poi ovviamente, COD vende determinate copie, altri titoli ne vendono meno, quindi di conseguenza c’è meno utenza interessata. Stesso discorso per LOL e altri giochi che vanno bene a livello di numeri.

Sarengo – Per quanto riguarda le lan c’è una grossa differenza, nelle lan appunto partecipi attivamente, questo di solito è uno dei motivi principali. Mettiamoci anche che in generale le community si formano attorno alle persone. Quando  vogliono incontrarsi ad una lan, è sicuramente un incontro più concreto rispetto ad uno streaming. Le persone che guardano stream, non sono per forza quelle che fanno parte di una community, ma sono quelle che sono più attive magari e più indipendenti.

Nei anni passati i caster che venivano chiamati ai tornei erano tendenzialmente player o ex player particolarmente bravi che conoscevano il gioco. Questo trend ultimamente è cambiato, visto che spesso si vedono sempre più persone che pur non essendo “forti” in game, hanno una conoscenza del gioco altrettanto alta, perché secondo voi ?

Rampage In The Box – Beh su COD ancora non è cosi in realtà. Nella scena Italiana siamo tutti ex giocatori, chi più chi meno. Per gli altri titoli immagino sia dovuto al fatto che molti giocatori magari non hanno una capacità intrattenitiva ed una parlantina adeguata per fare il caster. Senza queste due cose puoi conoscere il gioco quanto vuoi, ma non risulterai mai coinvolgente e di conseguenza non piaceranno i tuoi commenti. Poi ovviamente anche non avendo giocato ad un gioco per 1000 ore, si può tranquillamente imparare, soprattutto seguendo dirette streaming di top team ed ascoltando la loro comunicazione.

Sarengo – Il ruolo del caster richiede un paio di cose, sicuramente la conoscenza del gioco, che può essere condivisa con un giocatore di alto profilo. Ma l’altro è sicuramente indipendente da questo, ovvero la capacità di voler raccontare. Non dobbiamo sottovalutare la cosa , anche per il fatto che per far funzionare questi strumenti al meglio serve molto allenamento. Spesso e volentieri richiede questo un lavoro di fondo che non è conciliabile, con un classico player o ex-proplayer. Quindi sono due formazioni radicalmente differenti quando si parla di passare dal dilettantistico al professionale per quanto riguarda il ruolo dello shoutcaster .

Ad un recente evento e in un video proprio di Rampage, si parlava dell’incredibile montepremi che hanno i tornei dei eSports, rispetto a competizioni come il Giro d’Italia. Cosa pensate di questo argomento? In Italia ci sono comunque montepremi altissimi (rispetto ad altri sport) ma i numeri delle lan e delle dirette streaming sono ancora troppo piccoli. Com’è possibile che con cifre cosi alte, l’eSports faccia ancora fatica a decollare?

Rampage In The Box – In realtà non ritengo che ci siano montepremi cosi elevati in Italia, anzi. Ma da un certo punto di vista ritengo sia meglio. Al momento a livello organizzativo non siamo ancora in grado di fare il salto di qualità, mancano le strutture e le competenze. Quindi credo che decolleremo solo quando gli organi di competenza decideranno di investire prima di tutto sulla preparazione del loro staff, tecnico o gestionale che sia. Dopo di che bisogna imparare a parlare al pubblico fun, non si possono ottenere numeri grandi senza attirare i casual gamer. Per farlo serve un piano di comunicazione, un investimento sotto questo aspetto. Serve saper raccontare in un modo comprensibile il nostro mondo.

Sarengo –  Per quanto riguarda la mancanza di successo dei montepremi italiani è il fatto della mancanza di cultura degli esports. Mi è capitato spesso e volentieri di sentire squadre che mi dicevano che non partecipavano ad eventi anche importanti, rispondendomi “perché tanto non vinciamo, che giochiamo a fare”. Quello non si vedrebbe mai in altre parti del mondo, il fatto di fare gavetta e di avere la possibilità di sfidare gente molto più forte di te, il fatto di poter fare pratica e magari anche di farsi vedere, costruire un brand, imparare, fare esperienza. In Italia questo non succede perché i giocatori non hanno avuto modo di avere qualcuno a cui ispirarsi.

Tornando all’argomento caster, secondo voi perché siete cosi pochi in questo settore? Perché sono cosi pochi i caster sulla scena italiana, indipendentemente dal gioco ?

Rampage In The Box – Pochi eventi seri, pochi giocatori, pochi introiti, pochi caster. E’ tutta una catena.

Sarengo –  I caster in italia son pochi, quelli che lo fanno seriamente, sono davvero pochi. Come dicevo, per fare il caster ci vuole un impegno maggiore di quanto si pensi. Questo è un impegno che ben pochi vogliono fare, ci vuole anche la passione per farlo. Poi bisogna anche saper parlare e l’essere in grado di saper capire come parlare. 

Di chi è il compito di tutelare la figura del caster ?  E un problema solo italiano, oppure è la Riot che deve prendere l’iniziativa?

Rampage In The Box – Al momento ognuno si tutela da solo, o comunque tramite un manager che può seguire la nostra figura. Magari un giorno ci sarà un ordine dei caster cosi come esiste quello dei giornalisti.

Sarengo –  Nel migliore dei mondi, quello che dovrebbe accadere è che la figura dovrebbe migliorare rendersi competitiva. La competizione stessa come dicevamo, dovrebbe incentivare un caster e a mantenere uno standard. Questo non è sempre possibile, in Italia come dicevo sono contento di aver stabilito questo standard, questo non significa che tutti i caster che abbiamo in italia cerchino di raggiungere questo traguardo. Ma sono convinto che il pubblico se ne accorga, è pretende che siano più le organizzazioni che i caster, a raggiungere questo standard.

Siete indubbiamente le figure più rappresentative della community e anche i più seguiti in questo ambito,  avete dei progetti per la crescita dell’eSports in Italia?

Rampage In The Box – Io personalmente mi muovo ogni giorno sui social, creo rubriche e collaboro con diverse aziende-publisher. Proprio con lo scopo di far crescere la scena Italiana eSportiva. Ognuno nel suo piccolo può dare qualcosa, non bisogna aspettare il salvatore della patria secondo me.

Sarengo – Purtroppo i progetti per far crescere l’esport in italia sono tanti, ma il problema è concretizzarli. Tutti vogliono fare tante cose ma farle diventare realtà, in modo che ne possa beneficiare la community è tutta un’altra storia.

Pensi che i caster stiano facendo tutto il possibile per valorizzare il proprio ruolo?

Rampage In The Box – Qualcuno si, altri meno. Mi piace molto Herc. Ha capito che non basta commentare partite di Overwatch, bensi bisogna incanalare anche utenza fun per far crescere poi i numeri delle dirette dei tornei. Altri hanno un grande potenziale ma ancora non lo hanno sfruttato a pieno, spero che si decideranno ad attivarsi sui social molto presto. Anche perche i caster all’estero sono dei veri e propri influencer.

Sarengo – Il caster in generale ha tante strade per valorizzare il proprio ruolo, ma questo cambia tantissimo da persona a persona.

Cosa ne pensi della chat che reagisce sempre male quando vengono usati termini italiani piuttosto che quelli inglesi? (Agguato al posto di gank etc) Come si potrebbe educare ad accettare questa strada voluta da Riot o dovrebbe essere Riot ad accettare le anglofoni?

Rampage In The Box – Credo che se esistono dei termini Inglesi, non dovremmo cercare di Italianizzarli. Se le cose funzionano, perche cambiarle?

Sarengo – Questo è un argomento particolarmente ostico, visto che in Italia la gente è molto divisa. Il pubblico non sempre sa quello che vuole, dipende molto da quello che è l’obbiettivo dello streaming e dell’evento associato. Facciamo un esempio,  un evento italiano che vuole prendere più persone possibili in Italia, deve sicuramente introdurre termini inglesi, che non sono solo accettati, ma anche incentivati. Ad esempio se uno segue da tempo lo streaming della Riot in inglese, avrà una terminologia diversa da quella proposta dallo stream in italiano. Il target è semplicemente diverso.

Quale pensi sia il motivo per cui poche persone siano disposte a specializzarsi nel casting? Molte persone lo ritengono più un ripiego, storicamente solo Sarengo è stato l’unico a nascere e crescere principalmente in questo ruolo.

Rampage In The Box – Beh al momento non è un lavoro, non è una certezza. O comunque lo è per pochi. Poi diciamo che la carriera da player forse è più avvincente no? Li sei il protagonista, come caster saresti solo un narratore. Dipende da come la si vede. A me piace molto narrare per esempio.

Sarengo – (risposto sopra)

Facendo riferimento al video di pedriny sulle bestemmie, quale è la tua opinione sul tono da tenere durante un cast? Pensi che la parolaccia possa sfuggire e non sia un problema o si debba mirare ad una professionalità più televisiva e politically correct?

Rampage In The Box – Anche qui, guardando all’estero, ti dico che un po’ di “trash” è assolutamente ben accetto. Non siamo ad una partita di calcio dove i commentatori nemmeno si vedono, qui siamo noi a dover dare lo slancio alla partita e utilizzare parrucche, occhiali, termini un po’ forti, fa tutto parte del gioco. Questo è spettacolo, non la trasmissione di Gigi Marzullo.

Sarengo – Sono assolutamente adamante su questo argomento, in quanto la parolaccia può sfuggire, capita e ok. Capita anche in televisione alle persone più professionali del mondo, ma la bestemmia, li assolutamente no. Dobbiamo essere noi ad essere maturi, perché utilizzare quei termini, per strappare la risata facile, ci degrada ed è una cosa che odio con tutto me stesso. Cercare professionalità in generale, da credito a noi e all’ambiente di cui facciamo parte.


Si conclude qui la prima parte di questo articolo, non mancate il 2/04 con l’uscita della seconda parte. Vi aspettano altri due ospiti speciali che ci hanno raccontato il loro punto di vista riguardo questo argomento.

Colgo l’occasione per ringraziare sia Rampage che Sarengo per la disponibilità e la professionalità.

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