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Editoriali

Gli eSports a scuola: finalmente anche in Italia!

“La nostra mission è la promozione degli eSports come un’esperienza positiva ed educativa, così da poter essere legittimati alla pari degli sport tradizionali come il football e il basket. Il nostro obiettivo finale è conferire agli eSports validità all’interno del curriculum e ottenere un equilibrio tra la scuola e il gioco.”

Così si apre il sito della High School StarLeague, un progetto nord americano che si prefigge lo scopo di coadiuvare l’ingresso degli sport elettronici nell’educazione scolastica. Un obiettivo sempre più comune nel mondo, come espresso anche dalla ben più conosciuta UCI – Università della California che ha creato un programma scolastico basato sugli eSports con la possibilità di competere a livello collegiale. Esattamente come esiste il circuito universitario del basket americano, è seguito e apprezzato anche quello dedicato ai titoli videoludici competitivi: League of Legends, Heroes of the Storm e CS:GO per fare alcuni esempi. Anche l’Europa non è da meno. In Norvegia e Svezia, paesi sempre all’avanguardia nel soddisfare le esigenze della società in costante evoluzione, esistono già da un anno corsi liceali dedicati al gaming e mirati alla formazione di diverse figure: non solo videogiocatori professionisti ma anche psicologi e allenatori dello sport elettronico.

A spiegarlo è il direttore della scuola Arlanda Gymnasiet di Märsta, in Svezia. Il preside Eriksson afferma che il corso non è poi così differente dalle offerte formative delle altre scuole con corsi dedicati agli sport tradizionali.

“Quando scegliamo gli studenti da avere nel nostro corso ci prodighiamo affinché possano avere tutti gli strumenti possibili per supportare la loro carriera negli eSports ma, al tempo stesso, dobbiamo preoccuparci di formarli per dargli un futuro anche diverso dal videogiocatore. Per questo motivo è necessario che gli aspiranti studenti debbano inserirsi in un programma nazionale che, contestualmente allo sport elettronico, sia di indirizzo tecnico, scientifico o sociale ma sempre dedicato ai media. Gli eSports fanno così parte dell’intero programma scolastico con un peso non indifferente di 400 crediti su un totale di 2500.”

 

Anche in Corea del Sud, patria degli eSports, non potevano certo mancare corsi a loro dedicati con un occhio più che d’attenzione al gaming professionistico. Ne sa qualcosa anche l’italianissimo Team Forge che da ormai un anno ha stretto un accordo di collaborazione con l’Università coreana di Chunnam. La partnership prevede l’invio di due giocatori coreani per split che permette loro di formarsi al di fuori della competitivissima regione di Seul, oltre a un coach che provvederà sia alla crescita del team che delle altre figure professionali dei Forge.

L’Italia, in questo discorso, non sarà da meno: finalmente avremo presto l’occasione di sperimentare anche nel bel paese dei corsi di eSports nelle scuola. Iniziando dal Liceo Linguistico G. Falcone di Bergamo. Per comprendere nel dettaglio come funzionerà questa splendida iniziativa e avere informazioni di primo piano, abbiamo intervistato Jan Nava, uno dei responsabili del progetto targato Games Kingdom.

Ciao Jan, prima di addentrarci vorremmo capire qual è stato il percorso di Games Kingdom nel gaming e perché avete deciso di puntare sugli sport elettronici.

J: Ciao Francesco, il percorso precedente a Games Kingdom vive di oltre 30 anni di esperienza personale videoludica, nascendo come giocatore negli anni ‘80. In quel decennio le console C64, A500, Sega e Nintendo erano i dominatori della scena. Successivamente ho iniziato a giocare con il PC, come le avventure grafiche di Lucasfilm, arrivando al fatidico 1993 con l’avvento di Doom e dell’ID Software.  Con Internet appena agli albori, ho iniziato a gestire le vecchie banche dati (BBS), condividendo informazioni con un modem 56k e una linea telefonica. A stravolgere tutto è stata l’evoluzione della rete che è stata la fortuna anche degli sport elettronici. Oggi si concretizza per intero la potenzialità dell’e-sport come una nuova professione: la velocità di comunicazione e divulgazione, attraverso le nuove tecnologie e piattaforme mediatiche, permettono uno sviluppo prima impensabile, oggi reale e concreto. Mancavano i mezzi, oggi ne abbiamo da vendere.

Il vostro progetto condurrà l’Italia in linea con gli altri paesi europei, almeno sotto il profilo educativo: su quali criteri si basa la vostra decisione di entrare nelle scuole?

J: Entrare nelle scuole è il primo passo per far conoscere questo mondo ai ragazzi e, soprattutto, ai genitori che guardano con scetticismo allo sport elettronico. Il nostro scopo è informare, educare e chiarire che l’e-sport è, in tutto e per tutto, identico a una qualsiasi altra disciplina sportiva come la conosciamo oggi. Per far ciò è necessario essere credibili e creare la struttura adatta ad accogliere sia giovani che adulti.

Si parla di corsi riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione: saranno quindi previsti crediti per i frequentanti?

J: I corsi fanno parte del programma alternanza scuola-lavoro: quindi, se previsti dal Ministero  dell’Istruzione, saranno attribuiti dei crediti a fine corso. Sicuramente dovremo dare le valutazioni ai singoli partecipanti e al loro operato.

Utilizzare il metodo dell’alternanza scuola-lavoro indica una dichiarazione forte da parte vostra: saranno professioni a tutti gli effetti?

J: Sì, eccome. E’ solamente una questione di tempo. L’e-sport arriverà a essere equiparato a tutti gli effetti agli sport tradizionali: dobbiamo attendere, nel frattempo possiamo prepararci al momento in cui avverrà.

La prima scuola protagonista, come anticipato, sarà il Liceo Linguistico G. Falcone di Bergamo: avete un’idea di dove vorreste ampliare la vostra offerta?

J: Abbiamo contatti anche con altre scuole superiori della zona: il tutto vedrà la luce, compatibilmente con i tempi scolastici, presso altre strutture durante il 2017. Abbiamo promosso degli incontri sul territorio per parlare degli e-sports con diversi ospiti. Giocatore professionista e amatore, analyst, psicologo clinico, nutrizionista, streamer, influencer. Cerchiamo di illustrare tutti gli aspetti dello sport elettronico: è necessario darne un quadro generale e dettagliato alle persone che per la prima volta incrociano questo mondo.

Avete già in mente da quale data inizieranno i corsi e a quali titoli competitivi si riferiranno?

J: I corsi inizieranno per metà o, al massimo, fine Febbraio. Capofila, come già detto, sarà il Liceo Linguistico G. Falcone con la cui collaborazione faremo partire corsi dedicati a League of Legends, Overwatch e Hearthstone.

Come può iscriversi chi interessato? E’ aperto anche a studenti esterni?

J: Al momento il progetto è presente esclusivamente in ambito scolastico. Diversamente, per chi ne volesse sapere di più, può raggiungerci presso la nostra sede. Un membro dello staff illustrerà i nostri progetti presenti e futuri, le nostre collaborazioni e la nostra filosofia di lavoro.

Non solo giocatori professionisti: quali altre figure puntate a formare?

J: Non è una questione di figure professionali, è anche una questione di figure professionali. La parte principale è il modus operandi e la forma mentis che sono comuni a tutte le figure, siano esse analyst, coach o player. L’ordine è alla base del progresso: l’organizzazione può veramente fare la differenza. La passione deve essere gestita e utilizzata in modo sapiente, non è sufficiente affermare di “avere voglia“: la volontà deve essere incanalata e guidata verso fini costruttivi.

Tra le collaborazioni, seppur ancora da definire, troviamo il Team Forge, il team italiano di League of Legends attualmente più conosciuto anche in Europa. Come è stato approcciarsi con loro?

J: Hanno la mentalità giusta: è necessario avere degli obiettivi e perseverare nel raggiungerli. Il sacrificio è la condizione necessaria per perseguire un obiettivo. Loro hanno questo approccio e noi lo condividiamo al 100%.

Prima di salutarci vorremmo chiederti un parere personale sugli eSports: è davvero arrivato anche in Italia il loro momento?

J: Manca poco, io ci credo. Gli e-sport non sono altro che la nuova frontiera dello sport tradizionale, negli altri paesi del mondo è già il loro momento: perché in Italia non dovrebbe arrivare questo fatidico giorno?  Perché in Italia cerchiamo di dividere invece che unire, rallentandone così il processo evolutivo. Se con il nostro progetto riusciremo a invertire la tendenza, i tempi risulterebbero decisamente inferiori e ne gioverebbero tutti.

Ti ringraziamo infinitamente per il tempo che ci hai dedicato. Attendiamo impazienti nuove informazioni su questa iniziativa storica per il territorio italiano. Un’iniziativa che, ovviamente, non ha un solo protagonista ma tanti attori. Per questo motivo Jan Nava e Games Kingdom vogliono ringraziare alcune figure e docenti di riferimento dell’Istituto Liceo Linguistico G. Falcone di Bergamo:

  • la Prof.ssa Rossella Ferrito, collaboratrice del dirigente scolastico e referente di Alternanza scuola/ lavoro;
  • la Prof.ssa  Nicoletta Fabiani, docente di inglese;
  • il Prof. Giuseppe Stigliani, docente di spagnolo;
  • gli Studenti della classe 3 E.

Intervista a cura di Francesco “Deugemo” Lombardo

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