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Editoriali

The Gentle Gamer – Il gentil sesso e i videogame – Giada Robin

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Giada Robin che ci ha parlato un po’ del suo mondo come cosplayer ma soprattutto come videogiocatrice

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Innanzitutto ti ringrazio di averci concesso questa intervista, potresti brevemente raccontarci chi sei, per quei pochi che non ti conoscono?

Mi chiamo Giada Pancaccini (in arte Giada Robin) e sono una cosplayer. Lavoro come cosplayer a tempo pieno. Tutto è iniziato per passione, ho portato il mio primo cosplay (Nico Robin da One Piece) a “Lucca Comics & Games” nel 2008, ma da circa 2 anni si è evoluto in una vera e propria professione. Oggi sono ospite di molte fiere sia in Italia che all’estero, faccio photoset promozionali di vario tipo (cosplay e modeling), collaboro con case videoludiche (RiotGames, Blizzard, Sony) e con grandi multinazionali in ambito gaming (G2A, MSI, HyperX). Gestisco uno store online e una pagina Patreon.

Tra i tuoi cosplay preferiti ci sono quelli di League of Legends, ti piace anche giocarlo? Segui un minimo il competitivo italiano e/o qualche team?

Si, ho fatto alcuni cosplay di League of Legends. Il primo è stato quello di Miss Fortune visto che è stato il mio primo adcarry, ma ho fatto anche Teemo, Akali, Jinx, Ezreal, Katarina e FioraMi piace giocare a LOL, i miei main ADC sono Miss Fortune e Jinx, ma gioco anche come supporto. Avevo un team con degli amici a cui mancava il support e ovviamente cosa mi hanno chiesto? Sei l’unica ragazza, perché non fai il support? Così mi sono buttata a giocare campioni come Nami, Sona e Lulu, che sono diventati i miei main support. Parlando di team sono una fan dei FNATIC, in particolare il mio team preferito rimane quello con xPeke,Cyanide, Rekkels, sOAZ e Yellowstar.

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Come vedi inserita la donna nel contesto del competitivo esportivo?

Nel gaming in generale ci sono sempre dei pregiudizi riguardo alla ragazze gamer, in fin dei conti i videogiochi sono una cosa per la maggior parte maschile, inutile negarlo. Quindi, quando c’è una ragazza (soprattutto se di bell’aspetto) che gioca ai videogiochi, c’è sempre lo stereotipo della ragazza che fa finta di essere una gamer, ne segue che su internet o nella vita di tutti i giorni le voci che girano sono “no ma quella non è una vera gamer è solo una che vuol farsi vedere” quindi la ragazza non viene vista benissimo. Anche nell’ambito esports, ci sono casi di team femminili dove delle gamer hanno battuto dei record, e poi c’è sempre la scusa “ha barato”, “è boostata” o “una ragazza non può arrivare a diamante”.

Hai mai pensato di inseriti nel mondo del competitivo o ti consideri solo una semplice gamer da singleplayer?

Io sono una gamer da salotto, voglio dire… non è che ho le capacità di un progamer che può andare ai mondiali di lol, è proprio una cosa impossibile. Non partecipo neanche ai mondiali di cosplay, figuramoci a quelli esport. Ovviamente però i videogiochi occupano un grande spazio nella mia vita, anche per questo ho iniziato a fare cosplay. Sono sempre stata una videogiocatrice accanita e un’appassionata di fumetti, se posso andare nello specifico, anche se non c’entrano niente con l’esport, amo tantissimo i Pokèmon, sono stati tra i primissimi giochi della mia infanzia, ho iniziato a giocare all’età di 7 anni e continuo a giocarci tutt’ora. Anche se magari le ultime uscite non mi hanno entusiasmato troppo, io le gioco lo stesso, non importa quante versioni usciranno io le giocherò tutte, i Pokèmon sono sempre i Pokèmon e non posso tradirli. Ovviamente ci sono anche altri giochi che adoro da sempre come Metal Slug, Crash Bandicoot e Puzzle Bubble o i classici picchiaduro come Tekken. Negli ultimi anni mi sono piaciute tantissimo le saghe di Fallout, Assassin’s Creed, Bioshock e Batman. Mi piace giocare su più piattaforme (PC, PS4, Nintendo DS), anche se ad essere sincera mi sono avvicinata ai giochi per PC grazie a giochi come LOL, Hearthstone e Overwatch.

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Torniamo al tuo lavoro, hai in mente di portare qualche cosplay di Overwatch?

Si, ma non nell’immediato. Ancora prima che uscisse il gioco c’è stata un’invasione di cosplay su OW, si vedevano dappertutto cosplay di D.va, Mercy e Widowmaker. Così mi sono detta di aspettare un pochino prima di farne uno. Mi piace tantissimo Symmetra, anche se so già che causerà tantissime critiche.

Da molti sei considerata la più famosa cosplayer italiana, a cosa pensi sia dovuto il tuo successo?

Questa domanda è un po’ bastarda, ovviamente la risposta più facile che tutti direbbero sarebbe “le tette”. L’aspetto fisico è sicuramente molto importante per una ragazza. Un po’ come in tutti i campi, è innegabile che una bella ragazza in cosplay riesca ad avere molta visibilità sui social. Ma oltre a questo c’è molto di più..passione e dedizione, ma soprattutto sapersi rapportare con il pubblico e con i propri fan, bisogna sapersi proporre, saper vendere la propria immagine. So che certi termini possono suonare un po’ brutti, però quando si parla di un mestiere, perché per me questo è diventato un lavoro, devi saperti gestire gli impegni e sapere cosa fare, è molto importante avere esperienza, capacità, ma la cosa più importante è un buon rapporto con il pubblico. I social sono la chiave di tutto, se non ci fossero Facebook o Instagram tutto questo bellissimo mondo non avrebbe la popolarità che ha oggi, così come anche le persone che ne fanno parte.

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Queste tue scelte per fare carriera in questo mondo, sono state influenzate in qualche modo guardando ad altre figure molto conosciute come Jessica Nigri o Yaya Han?

Yaya Han sicuramente. Quando ho iniziato a fare cosplay lei è stata una delle mie eroine insieme a Francesca Dani (all’epoca la cosplayer italiana più famosa all’estero). Yaya per me era tipo la madre di tutti i cosplayers ed è stata una delle prime a costruirsi un business tutto suo, per me è stata un grosso punto di riferimento.

Jessica Nigri più per il tipo di cosplay che faceva, anche se in realtà ho iniziato a fare cosplay prima di lei. Quello che mi è piaciuto molto di lei e di altre sue colleghe americane durante le mie trasferte negli USA, sono stati i genderbend e le versioni jinka dei Pokemon. Ho pensato fin da subito che fosse qualcosa di creativo e originale. Così mi sono detta “perché non farne uno anche io?”. Ora tra i miei personaggi più conosciuti ci sono, la mia versione femminile di Dio Brando e il mio sexy Vaporeon. Qui al Romics mi sono vestita da Guzma di Pokemon Sun/Moon, chissà se anche questo cosplay piacerà tanto alla gente. Trovo che i genderbend e i jinka siano molto divertenti e dal punto di vista social, anche molto virali. Penso di essermi ispirata alla cultura cosplay americana in generale.

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